Qualche mattina fa stavo bevendo un caffè e, non so bene perché, mi sono messo a pensare a tutte le cose che facciamo ogni giorno senza pensarci. Ci alziamo più o meno alla stessa ora, prendiamo in mano il telefono, andiamo al lavoro, rispondiamo ai messaggi, facciamo la spesa, paghiamo bollette, prendiamo appuntamenti, programmiamo la settimana successiva.
E mentre pensavo a queste cose mi è venuta una domanda abbastanza semplice: quante le abbiamo scelte davvero?
Non parlo delle grandi decisioni. Quelle, di solito, ce le ricordiamo. Ricordiamo il giorno in cui abbiamo cambiato lavoro, ci siamo trasferiti, ci siamo sposati o abbiamo deciso di avere un figlio.
Sono le altre che mi incuriosiscono.
Quando abbiamo deciso, per esempio, che fosse normale avere sempre qualcosa da fare? O che controllare il telefono appena svegli fosse la cosa più normale del mondo? A un certo punto abbiamo anche deciso che avere successo volesse dire guadagnare di più, avere una casa più bella, farsi notare dagli altri. E senza accorgercene abbiamo cominciato a rimandare le cose dicendoci che le avremmo fatte quando avremmo avuto più tempo.
Io, sinceramente, molte di queste decisioni non ricordo di averle prese. Forse perché non le ho prese affatto.
Sono entrate nella mia vita un po’ alla volta, senza chiedere permesso. Alcune perché le facevano tutti, altre perché in quel momento sembravano la cosa più sensata da fare, e poi sono rimaste lì.
Credo che succeda a molti di noi. Costruiamo una vita pezzo dopo pezzo e, mentre la costruiamo, raramente abbiamo il tempo di allontanarci di qualche metro per guardare cosa stiamo costruendo. Continuiamo, senza fermarci troppo a chiederci perché. Non perché siamo infelici, e nemmeno perché abbiamo sbagliato qualcosa: semplicemente perché ieri abbiamo fatto così e oggi continuiamo a farlo.
Qualche volta però vale la pena fermarsi.
Non per mollare il lavoro, trasferirsi su un’isola greca o andare a meditare sull’Himalaya. Anche perché sull’isola greca prima o poi arrivano le bollette e sull’Himalaya, immagino, fa parecchio freddo. È solo per guardarci un po’.
Ultimamente provo a farmi alcune domande.
- Che cosa continuo a fare soltanto perché l’ho sempre fatto?
- Che cosa cambierei se non dovessi spiegare la mia scelta a nessuno?
- Se la mia vita rimanesse esattamente così per i prossimi cinque anni, mi andrebbe bene?
Non sono domande particolarmente originali e non sempre mi piacciono le risposte. Qualche volta, a dire il vero, preferirei non farmele proprio.
Ma credo che ci sia qualcosa di importante nel fermarsi ogni tanto e verificare se la strada sulla quale stiamo camminando porta ancora nella direzione in cui vogliamo andare. Non significa che dobbiamo cambiare strada. Magari scopriamo che quella che stiamo percorrendo ci piace ancora, magari c’è soltanto qualcosa da aggiustare, o magari ci accorgiamo che da qualche parte, senza rendercene conto, abbiamo cominciato a seguire le indicazioni di qualcun altro.
Non credo che dobbiamo cambiare vita ogni volta che una risposta non ci piace. Forse dobbiamo soltanto accorgercene, che poi, a pensarci bene, è già parecchio…
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Chi scrive: Madhumaya, scrittore e viaggiatore dell’anima.
In questo spazio condivido pratiche semplici per coltivare: presenza, bellezza e trasformazione.

